Buongiorno a tutti, sono Claudia Silivestro, giornalista, copywriter, consulente in progetti di comunicazione. Michela mi ha chiesto di scrivere un post sugli aspetti comuni tra il lavoro di art director e quello di copywriter. Accetto con piacere, perché trovo che i temi legati all’immagine e alla creatività siano tutti da approfondire. Accetto, anche perché Michela ha scritto per il mio blog un post illuminante (Art director, l’altra metà della mela) e perché il suo approccio al lavoro mi piace davvero. Senza retorica.

Quando penso al lavoro di art director mi viene in mente un detto: il diavolo è nei dettagli. In ogni lavoro che mi è capitato di seguire, i testi per una brochure, i contenuti di un sito web, una cartella stampa, ho constatato che il dettaglio fa la differenza.

A volte il cliente l’ha scoperto a proprie spese: quando investe poco tempo, risorse, attenzione, nel scegliere lo studio grafico e nel seguire l’iter dei lavori, accadono inconvenienti anche gravi. Le diverse fasi di lavorazione del progetto non sono state controllate? Il responsabile a cui si è affidato il lavoro non è, in realtà, un professionista, un art director con competenze specifiche, ma è invece un impiegato con una mediocre familiarità con i programmi di grafica? Il risultato si vede a stampa conclusa.

Se la brochure ha un’immagine poco nitida, se i colori non sono quelli attesi, ad esempio, è molto probabile che sia mancato l’ultimo controllo prima dell’impaginazione e che il grafico non abbia lavorato su una foto ad alta definizione. Se nel testo figura un refuso anche evidente, anche questo è un errore che deriva da un intoppo nel processo, oltre che da una mancanza di precisione.

L’apporto che può dare un professionista competente, specializzato, con una solida esperienza alle spalle, si vede dall’insieme del lavoro, dalla naturalezza e dalla facilità con le quali l’intero processo di creazione viene gestito, ma anche dalle sfumature. Il dettaglio fa la differenza: nella scelta delle immagini, dei caratteri, nell’armonia della composizione, esattamente come nel testo.

Ciascun elemento, preso nella sua singolarità, può sembrare anche irrilevante: tutti insieme daranno all’opera finale proprio il risultato che ci si aspetta: una pagina pubblicitaria, o un sito web in linea con la mission aziendale.
Se il dettaglio non è curato, il risultato sarà diverso. Il cliente, poco esperto di visual identity, come di copywriting, non saprà bene dire perché, ma osserverà il lavoro pensando “bello ma…c’è qualcosa che non mi convince”.

Il dettaglio è una virgola, un aggettivo di troppo, un termine poco pertinente, un colore, un punto di luce. E’ un aspetto che può sembrare pochissimo importante e, al tempo stesso, è fondamentale. Il consiglio: rivolgersi a un professionista, evitare le soluzioni che appaiono troppo semplici, fidarsi di chi ama lavorare con precisione.

Claudia Silivestro
Twitter: @SilivestClaudia

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